)1)Mi chiamo Anna Marchi . Certamente qualcuno comincerà a sorridere : questo
nome mi ha dato problemi fin da prima dell’avvento della maga Wanna: infatti da
adolescente la mia identità era già minacciata da una omonima che viveva nel mio
palazzo al piano di sopra . Poiché già da allora avevo una fitta corrispondenza
con tutti i contattasti UFO italiani e sardi, del terzo o quarto tipo,vivevo
nell’ansia continua di veder violata la mia importante privacy postale.perciò
spesso ho invidiato gli americani che si cambiano facilmente nome..Ricordo
ancora,a quattordici anni ,lo sforzo disperato per strappare un pacco misterioso
che mi aveva mandato la rivista Clipeus a cui collaboravo,dalle mani del marito
delle mia omonima,che ,guardandomi dall’alto in basso, non si capacitava di
dover mollare.Con l’avvento della famosa Wanna! Beh, ho cominciato a firmare con
il solo cognome dal 95 , cioè da quando ho cominciato a pensare di fare sul
serio , non a dipingere perché già lo facevo come autodidatta da sempre, ma a
pensare di fare mostre.E poi ,qualcosa, forse un Ufo mi ha suggerito che poteva
essere vantaggioso avere un nome simile a una persona che è nella testa di
tutti, e ora mi piace anzi spesso lo scrivo tutto attaccato, come mi chiamavano
le mie compagne di scuola :Annamarchi di qui, Annnamarchi di là.
2)la formazione. È difficile dire che cosa mi ha portato fin qua. Certo è che ho
amato sempre esprimermi con il disegno e con i colori, prima imitando le
illustrazioni dei libri di fiabe,specialmente fate e sirene poi disegnando i
ritratti delle persone,poi i fumetti , infine il corso di pittura nella bottega
di Video Anfossi e gli incoraggiamenti di Pietro Antonio Manca, (che mi aveva
raccomandato,il grande saggio,di finire la facoltà di medicina, perché:”ragazza
mia,solo pittura ahi! Ahi!)
Poiché purtrtoppo sono una che, in fondo, segue i consigli anche se a
malincuore, sono diventata medico e anche psichiatra e psicoterapeuta familiare
e relazionale. Quanto ha inciso la mia formazione di medico? Mi ha allontanato
dall’ambiente artistico perché ho dovuto dedicarci molto tempo e spesso lo
stress di una professione piuttosto delicata mi ha causato lunghi periodi di
inattività per quanto riguarda la pittura più complessa come le composizioni ad
olio.Per molti anni,infatti ho dipinto solo ad acquarello e acrilico.
Però , il lavoro mi ha permesso di viaggiare e farmi una cultura
visiva dal vivo,in Italia e all’estero.e di essere in grado di dare una lettura
alternativa o complementare a quella psicoanalitica nella comprensione delle
opere d’arte, col mio bagaglio di scienza della comunicazione, come ho
dimostrato, credo, nel saggio” Una famiglia in cornice” , pubblicato sulla
rivista “Ecologia della Mente”e che trattava della “Famille Bellelli” di Degas.
3)Su cosa verte il mio lavoro? Mi dici che i miei lavori presentano numerosi
riferimenti al mondo della letteratura, della filosofia, del teatro. Un arte
indubbiamente colta. Devo ammettere che , essendo mio padre professore di
lettere,latinista e poeta,ho avuto a disposizione una biblioteca immensa a cui
ho sempre attinto per la mia grande passione per la lettura.
Parafrasando Isadora Duncan : se potessi parlarne, non avrei bisogno di
dipingere.Il fatto è che le letture si sono sempre tradotte in me in un impulso
a dipingere. I miti classici, ma anche le saghe nordiche, poeti come Goete ,Yeats,
Novalis, hanno nutrito la mia fantasia
Per quanto riguarda i pittori ho avuto un vero culto per Raffaello.Ho guardato
con attenzione gli impressionisti, specialmente Renoir e Degas, poi Cezanne .Poi
ho scoperto De Pisis e il suo fare velocissimo e poetico mi ha affascinato con
quel suo sconfinare inavvertito nella Metafisica, così diverso da De Chirico..Nel
’91, quando mi sono iscritta in Accademia a Sassari,(Ho fatto gli esami di
ammissione!) vivevo una crisi terribile :avevo scoperto Balthus e
contemporaneamente gli anacronisti , la transavanguardia e mi piaceva Schifano.Ahimè…..durante
gli anni dell’accademia ho viaggiato parecchio e ha fatto indigestione di
contemporaneità fino a farmi venire la sindrome di Stendal in una mostra enorme
di Dubuffet. a Parigi.
Poi,sempre a Parigi sono entrata nell’atelier del misterioso Moreau e, io che
viaggiavo con gli appunti di affreschi romani schizzati a Pompei ho avuto un
insight: che cosa c’è di meglio del potersi esprimere in libertà con qualsiasi
mezzo, senza preoccuparsi che una cosa sia nuova,o che incontri i favori del
popolo o del potente di turno? Purchè funzioni, per te. E i miti ,se li senti
attuali,si possono raccontare e anche tentare di dipingere,come faceva Moreau. O
alla maniera di DePisis ed eccomi qui.
4) Come vedo il ruolo del critico?.
Mi è capitato , con critici che mi conoscevano, che scrivessero senza realmente
capire il mio lavoro ma ciò che pensavano di me come persona.
Altri, invece ,basandosi esclusivamente sui dipinti, hanno saputo darmi sia il
giudizio sul lavoro,sia aprire uno spiraglio su come sono io come persona.e come
potrebbe evolvere il lavoro.
Si, penso che il ruolo del critico sia importante e delicato in un dialogo
rispettoso con l’artista, perché con le parole si costruisce e si distrugge la
realtà “sociale”di un artista., al di fuori di ciò che è il suo lavoro e ,se
l’artista è debole o insicuro,potrebbe risentirne la creatività ,che dipende
molto dalla autostima e dalla stima della critica.
5)Come vivo il rapporto con le persone che si occupano di promuovere e vendere
il mio o lavoro? Sto sperimentando un periodo di grazia , perché ho stima e
fiducia ,spero reciproca, di Sottopiano Beaux Arts e del suo entourage.
Due parole sulla mia ricerca? La mia ricerca e’l’espressione migliore che posso
dare di ciò che sento sia importante per me e spero almeno per qualcun altro su
questa terra in questo tempo.Da un po’ di tempo sto rivalutando la mia vecchia
passione della pittura dal vero, per l’incanto delle luci, dell’aria e dei
colori delle cose anche le più banali .Vorrei portare l’abilità aquisita in
questo campo nei territori della metafora e del mito,che attualmente sono i
luoghi in cui mi muovo nel mio lavoro.
Soddisfatta della critica e della stampa d’arte in Italia ?
Leggo tutte le riviste che trovo in edicola e quando qualcuna scompare mi
dispiace. E’ bello conoscere tante realtà artistiche e ,nel tempo, seguire ciò
che evolve e ciò che si ferma. Aggiungo che per me è attualmente internet il
mezzo più importante per raggiungere tutte le gallerie del mondo e vedere i
lavori degli artisti .
Chi mi ha influenzato? Molti , che ho già nominato , ma anche artisti
dell’antichità, come la pittura romana, i pittori dei vasi greci, gli egiziani,e
poi Raffaello,Caravaggio,Tintoretto, Pontormo,Domenichino, El Greco, e poi
Delacroix, Manet e tutti gli impressionisti, Odilon Redon, Moreau,Gauguin,Kokoska,Picasso,
Sironi.:non ho mai copiato, ma ho carpito qualcosa che mi risolveva in quel
momento un problema compositivo o coloristico .Dare soluzioni ai problemi
tecnici ed espressivi penso sia l’unica evoluzione di cui si possa parlare in
arte e cercare in coloro che ci hanno preceduto tali soluzioni per un pittore è
crescere, non copiare.
Un artista deve saper parlare del proprio lavoro?
Penso proprio di si, anche se a me spesso viene un attacco di balbuzie
.Personalmente preferirei scrivere.
Ciao.
Annamarchi
(Questa intervista è stata pubblcata sul webmagazine 2 righe dall'amico pittore Andrea Gennaro Aversano)
Vivo e lavoro a Sassari.
Ho un curriculum di esperienze e di studi variegato:dalla "bottega" all'Accademia di Belle Arti,dagli studi classici a quelli scientifici.
Sono psicoterapeuta e mi occupo di riabilitazione e psicoterapia anche attraverso l'arte.
In pittura preferisco l'uso di materiali e tecniche tradizionali e,attualmente,mi oriento verso una figurazione in cui affronto un tema come quello delle bagnanti come pretesto per indagare i rapporti tra il femminile ,il dissolvimento e la metamorfosi.
Curriculum artistico
1977 Mostra collettiva Galleria La Catena Sassari
1991 Mostra collettiva "Presenze" palazzo Provincia Sassari
1994 Mostra collettiva "Ville d'Ajaccio" Galleria Espace Diamant-Ajaccio
1995 Mostra personale "La pittura come fantasia" Teatro Civico Sassari
1996 Mostra collettiva "Piazza Yenne" Cagliari
" " Mostra personale Galleria Sironi Sassari
" " Mostra collettiva "Cartolina d'artista Venezia Brucia" Bacart Studio Venezia
1997 premio pittura I°concorso pittura contemporanea Castelsardo-Sassari
2002 Primo premio pittura concorso "Il Medicista" Sassari
dal 2005al 2008 Mostre personali e collettive presso la galleria "Sottopiano" Cagliari www.sottopianoartgallery.com