L'estasi del silenzio
(commento della professoressa Caterina Spiga nel catalogo della mostra presso la Galleria Sottopiano di Cagliari )www.sandrogiordanoartgallery.com
Scorre la storia dell’arte catturati dalle opere di Anna Marchi, autrice sassarese che, affermando ironicamente di “giocare sul non finito” ci fa
ricordare in guizzi repentini tanti esempi insigni imprimendo immediati tocchi
di virtuosismo. E’ il mito che viene dipinto con una forte dose di freschezza e
originalità. Queste opere sono un bagno in un universo mitico e archetipico.
Un universo femminile in cui ogni presenza vive una propria vita interiore in
uno spazio dove volteggia, evapora solo il colore. Lo spazio è colore in cui il
disegno si distingue emanando con curve e volute, sensazioni e stati di
coscienza: E’ il colore unico affabulatore e commentatore-intrattenitore che si
“esibisce” in uno spazio in cui linee molto spesso ampie tracciano sinuosità,
rotondità di corpi che sprigionano energie destinate a non esaurirsi mai perché
emergenti dalla terra che genera, inghiotte, assorbe, rigenera. Corpi muliebri
che si concedono stati di abbandono e attesa preludio speranzoso di infiniti ozi
verso intimità assolute. Nelle pennellate ardite, tese nella ricerca di
cromatismi altrettanto inaspettati che molto spesso offuscano i margini della
figura con i loro effluvi come in un hammam, il colore si fissa sulla carta come
la porpora al tessuto.
Il colore avvilupa come un peplo antico i contorni di queste figure e il
cremisi, lo scarlatto, il carminio di certe pennellate ricorda quel “colore del
Sangue coagulato, scuro alla luce riflessa e brillante in quella diretta” come
ci fa sapere Plinio per “il colore di Tiro”. Di notevole attrazione questo
colore ferrigno, traslucido, che ci ricorda gli sfondi di bellissimi cammei,
aumenta il suo fascino nel riportarci a quelle antiche tonalità rupestri e
parietali il cui vigore cromatico propone ancora robusti impatti mentali. Il
colore è per Anna Marchi la trasfigurazione pittorica di stati di coscienza
intima e paradigmatici: nella sua pastosità si ispessisce avvolgendo queste
moderne metope ieratiche, immote e inaccessibili in un alveo tellurico, grembo
riparato e appartato in cui non è dato udire neanche un sussurro. E’ un universo
fatto di matres o fantasmi delle madri -Mutter come gli oscuri esseri del Faust
(come preferisce suggerire l’autrice)-

"Madri .tempera su carta cm40x50

"Madri" tecnica mista cm 60x45

"estate gouache cm cm50x35

"Madri "acquerello cm40x60
Korai, muse maghe, eroine che fanno appello a quella fermezza e solidità fatta
anche di gesti estremi – come nella lirica e tragedia classica – che si offre
senza appetiti né richiami o allusioni a possibili soddisfazioni terrene e
carnali.
Un mondo femminile che nella composizione tendente alla circolarità ascensionale
( le figure si dispongono sempre in cerchio ) vuole alludere ad un ordine
patriarcale in cui una luce crescente, decrescente e continuamente rinnovantesi
come quella lunare diventa motore vitale e pulsante di ogni presenza e
composizione. Sono di volta in volta questi fasci di luce, provenienti da una
fonte lontana, quasi sempre angolare e sullo sfondo, spesso così radiosa da
sembrare irreale, a richiamare quella della luna “Signore archetipico delle
acque, dell’umidità e della vegetazione, cioè di tutto ciò che vive e cresce. E’
il Signore della vita psicobiologica e perciò del femminile nella sua essenza
archetipica, il cui rappresentante umano è la donna terrena… è nutrimento e
fertilità … meta centrale dell’umanità” *
L’Inno al dio-luna di Ur, esprime l’altrettanta pluralità degli aspetti di
quest’astro e d’altronde chi di noi almeno qualche volta non ha sentito la forte
attrazione da essa suscitata o non ha subito l’incantesimo delle atmosfere
emanate? Tutto ciò risiede senz’altro nel suo essere “essenza archetipica”,
nell’essere simbolo della coscienza patriarcale, della Grande Madre.
Kore, Demetra … vogliono ancora essere per Anna Marchi portavoci silenziose e
possenti di quei richiami a stati di fertilità, opulenza, forza generatrice.
Caterina Spiga
E. Neuman in “La psicologia del femminile”Homehomepage di
Anna Marchi